Le sculture antiche

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Storia

La collezione di sculture antiche appartenute ai Riccardi è stata iniziata alla fine del Cinquecento nel Casino di Valfonda, acquistato da Riccardo Romolo nel 1598, con orti, giardini e tutti gli “affissi”. Riccardo introdusse, nella raccolta statuaria di Valfonda perlopiù costituita da opere moderne numerose sculture, rilievi ed epigrafi antiche acquistate in gran parte a Venezia e a Roma. Attraverso il collezionismo il Riccardi intendeva affermare lo status sociale della famiglia asceso al rango della nobiltà. Proprio per tutelare il prestigio della famiglia e dei suoi discendenti e l’integrità delle collezioni stesse, Riccardo con un fidecommisso vincolò le opere d’arte alla sede di Valfonda.
Alla morte di Riccardo Romolo il 25 gennaio del 1612, venne stilato un accurato inventario delle opere d’arte, i cui numeri erano già molto alti. Facevano parte della raccolta non solo marmi antichi, ma anche sculture di un passato relativamente recente, come le dieci statue provenienti dall’antica facciata del Duomo, smantellata nel 1587, integrate con teste antiche in un tempo imprecisato.
Con l’acquisto di Palazzo Medici nel 1659, i Riccardi rivolsero le proprie energie soprattutto ad arricchire le raccolte nella dimora di via Larga. Le antichità medicee ancora presenti erano solo nove: una decina di teste in marmo e in gesso, una protome di cavallo in bronzo (oggi al Museo Archeologico di Firenze) e alcuni rilievi, già appartenenti a Lorenzo il Magnifico. Nel frattempo, Gabriello Riccardi, ambasciatore granducale preso Roma e Madrid, incrementava le raccolte di famiglia con nuovi acquisti. I Riccardi continuarono ad accrescere le proprie anticaglie fino alla metà del secolo acquisendo fra l’altro innumerevoli busti di personaggi illustri, o presunti tali.
Per poter trasferire i marmi dal Casino di Valfonda al palazzo in via Larga, Francesco Riccardi ottenne dal granduca Cosimo III l’annullamento del fidecommisso di Riccardo Romolo nel 1687. In realtà da vari anni erano già stati compiuti diversi trasferimenti di opere d’arte, come testimonia una relazione scritta nel 1677 dallo scultore Ercole Ferrata che elenca ottantasette sculture in Valfonda, in gran parte antiche. I marmi prima di essere sistemati venivano restaurati da artisti apprezzati dai Riccardi, quali Orazio e Stefano Mochi, Giovan Battista Foggini e Giuseppe Broccetti.
Importanti acquisizioni nelle collezioni Riccardi si ebbero con l’eredità di Cassandra Capponi, moglie di Francesco Riccardi, dopo la morte del padre Vincenzo Capponi (1688). Fra le sculture antiche pervenute dalla prestigiosa collezione c’era la Vittoria ora negli appartamenti prefettizi. L’inventario del 1715 documenta la concentrazione di pregevoli opere antiche in alcuni ambienti specifici che assumevano l’aspetto di piccoli musei privati. Questi erano la Galleria terrena o Galleria degli stucchi, lo scalone d’onore, e al primo piano – dove c’erano le sculture più pregevoli – la cosiddetta stanza dei Bassorilievi e il salone al primo piano affacciato su via Larga (salone di Carlo VIII).
A tali ambienti Francesco Riccardi volle aggiungere una sorta di museo all’aperto allestito nel cortile delle Colonne. Quando il marchese morì nel febbraio del 1719 i lavori erano quasi conclusi: sulle mensole e negli ovati c’erano una sessantina di busti, alle pareti erano state sistemate una straordinaria collezione di rilevi e epigrafi, ordinati secondo studiate simmetrie e corrispondenze e chiuse all’interno di otto cartelloni con eleganti cornici in pietra serena. L’allestimento era per il momento un unicum a Firenze, ma li stessi Riccardi lo avevano già sperimentato a Valfonda. All’esuberanza antiquaria delle tre pareti porticate si contrappose il rigore severo della parete occidentale, dove in quattro nicchie trovarono posto quattro delle statue provenienti dall’antica facciata del Duomo fiorentino. I Riccardi disponevano ormai di una collezione di marmi antichi confrontabile solo con quella granducale.
Però sempre più oberati di debiti, ai primi dell’Ottocento i Riccardi dovettero cominciare a vendere le loro proprietà e i loro preziosi tesori. Nel 1808 il Casino di Valfonda venne acquistato dal marchese Giuseppe Stiozzi Ridolfi. Nel 1811 le collezioni dei Riccardi vennero messe all’asta e si dispersero in gran parte migrando all’estero. Ma le sculture antiche, delle quali Francesco Carradori aveva stilato un accurato elenco, non trovarono l’acquirente essendo state poste in vendita in un unico lotto.
Nel 1814 Palazzo Medici Riccardi venne ceduto al Demanio granducale per compensare almeno in parte i debiti dei suoi proprietari. Passato allo Scrittoio delle Regie Fabbriche nel 1817, l’edificio ospitò innumerevoli uffici pubblici. Per salvaguardare l’integrità delle sculture si decise di trasferire quelle più a rischio in ambienti meno frequentati e una selezionata rosa di marmi pregiati agli Uffizi, alcuni dei quali passarono poi al museo del Bargello.
Nel 1840 sessantacinque sculture antiche lasciarono il palazzo di via Larga per essere collocate nel corridoio Vasariano. Diversamente vennero sistemati nel cortile delle Colonne tre sarcofagi che per molto tempo erano stati esposti in piazza Duomo. I marmi furono poi trasferiti nel Museo dell’Opera del Duomo dove tuttora si trovano.
Le sculture rimaste nel cortile non cambiarono collocazione fino alla alluvione del 1966, in occasione della quale i marmi del cortile furono gravemente danneggiati. Le teste e i busti rimossi sono stati restaurati e solo dopo molti anni sono stati ricollocati e poi sono andati a costituire il Museo dei Marmi (2001).

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