La collezione di disegni e stampe

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Storia

Riccardo Romolo Riccardi, fondatore delle collezioni di famiglia, inaugurò anche la raccolta di disegni e stampe, ricordati nell’inventario stilato alla sua morte (1612) nel Casino di Valfonda. Come per i dipinti (cfr.: La quadreria) si trattava perlopiù di fogli del Cinquecento, molti dei quali sistemati con le cornici alle pareti, insieme ai quadri. Fra i pezzi più pregevoli della raccolta c’erano alcune “chiaroscuri” attribuiti a Andrea del Sarto e Jacopo Pontormo, da identificare con le tele monocrome del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (inv. nn. 91460, 91461, 91462, 91464) e quelle delle Gallerie Fiorentine (inv. 1890 nn. 5279, 5282).
Acquistato Palazzo Medici in via Larga, i Riccardi poterono trasferire la maggior parte delle raccolte di famiglia in Valfonda solo dopo che, nel 1687, il marchese Francesco di Cosimo Riccardi (1648-1719) ottenne, con motuproprio di Cosimo III, il permesso di svincolare le opere al Casino di Valfonda, come invece aveva imposto il fidecommesso di Riccardo Romolo. Nel 1673 risultano trasferite anche le tele monocrome.
L’occasione per importanti acquisizioni di opere di grafiche avvenne l’anno seguente, nel 1688, quando Francesco Riccardi che aveva sposato Cassandra Capponi (1653-1723), aveva acquisito l’eredità lasciata dal suocero Vincenzo nel 1688. Particolarmente celebre era la biblioteca Capponi, comprendente volumi a stampa, manoscritti, codici, ma anche disegni e stampe. L’importante raccolta giunse in Palazzo Medici Riccardi e sistemata nella magnifica Biblioteca Riccardiana appena compiuta. Nel bellissimo ambiente i disegni della collezione Riccardi erano sistemati sciolti in apposite cartelle e tali sono a noi pervenuti, senza una specifica classificazione come invece si usava nell’ambito della corte medicea.
Personalmente Francesco fu interessato soprattutto ai disegni degli artisti che lavoravano per lui in Palazzo Medici Riccardi come Giovan Battista Foggini, Jacopo Chiavistelli, Anton Domenico Gabbiani. Inoltre acquistò numerose stampe che vennero incorniciate e appese alle pareti. Anche la marchesa Cassandra Capponi era interessata alla grafica e nel suo appartamento a pianterreno aveva, fra l’altro, anche due pastelli di Baldassarre Franceschini detto il Volterrano.
Nei primi decenni del Settecento Francesco Conti, pittore molto apprezzato e protetto da Francesco Riccardi e poi soprattutto dal figlio Cosimo e dal nipote Vincenzo, lasciò in casa Riccardi numerosi studi. Il Conti era anche maestro di disegno della figlia di Cosimo, Cassandrina, ottenendo buoni risultati dall’allieva, tanto che alcune opere grafiche della marchesina furono incorniciate e esposte.
Vincenzo di Cosimo Riccardi (1704-1752) dette un notevole incremento sia alla quadreria riccardiana che alla collezione grafica, come documenta l’inventario redatto alla sua morte nel 1752. Una stanza del suo appartamento invernale era completamente rivestita alle pareti di disegni e stampe incorniciati e custodiva 84 disegni entro cartelle, di cui una dedicata a Pompeo Batoni. Diverse stampe erano sistemate per soggetto ed erano «di argomento agiografico, iconografico (un ingente numero di ritratti di casa Medici), di botanica, di paesaggio, di battaglie, di architetture» (De Juliis).
Il suddecano Gabriello (1705-1798), fratello di Vincenzo, formò una collezione grafica personale. Nel 1731 acquistò un grande nucleo di fogli di Anton Domenico Gabbiani dal nipote ed erede dell’artista, Gaetano. Nella sua raccolta c’erano disegni riferiti importanti artisti del Cinque-Seicento: Bernardno Poccetti, Ludovico Carracci, Guercino, Salvator Rosa, Stefano della Bella, e persino un Leonardo.
Con Giuseppe Riccardi (1744-1798), figlio di Vincenzo, iniziò la dispersione delle collezioni di famiglia, compresa la grafica. Nel 1753 vendette a Monsieur Luigi Siries circa duemila stampe sciolte e oltre un centinaio di disegni in cornice.
Con il definitivo tracollo economico dei Riccardi, ai primi dell’Ottocento disegni e stampe come le altre collezioni e arredi vennero dispersi, venduti a privati o messi all’asta. Nel 1811 uno degli acquirenti di opere di grafica messe al pubblico incanto nel 1811 fu il pittore François Xavier Fabre che soggiornava in quegli anni a Firenze.
Un piccolo gruppo di fogli rimase nascosto e dimenticato in qualche angolo della Biblioteca Riccardiana ed è ancora in sede. Si tratta di 279 pezzi, fra disegni e stampe. Fra essi sono alcuni studi di Giovan Battista Foggini per le decorazioni realizzate in Palazzo Medici Riccardi e vari di Francesco Conti.

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