I lavori di ampliamento e ristrutturazione del palazzo: III fase

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Descrizione

Alla morte di Pier Maria Baldi, per volere di Francesco Riccardi subentrò l’architetto Giovan Battista Foggini a sovrintendere i lavori di ristrutturazione e ampliamento. Questi, nel contempo, approntò la fastosa decorazione di molti interni, sia nella porzione vecchia dell’immobile che in quella nuova in una visione complessiva dell’edificio. Il cantiere del Foggini, composto da numerosi artefici con svariate competenze, “produsse, sotto la sua regìa, un capitolo fondamentale dell’arte tardobarocca, non soltanto toscana” (Spinelli 2005).
Nel 1687 il Foggini riprese i lavori per il prolungamento della facciata su via Larga, secondo il progetto del Baldi (cfr. II fase). Diretti ancora dallo scalpellino Agnolo Tortoli, i lavori si conclusero nel 1689.
Al medesimo gusto neorinascimentale si ispira lo scalone monumentale che il Foggini edificò nell’ala medicea, per il quale l’artista fece approntare un modellino in legno (1686). Aperto sul lato nord del cortile delle colonne conduceva agli appartamenti nobiliari al primo piano. Per mitigare l’impatto di un’operazione tanto invasiva, Foggini salvò dalla distruzione la quattrocentesca cappella dei Magi, traslando all’interno una porzione di parete, per poter realizzare l’ampio pianerottolo sulla sommità dello scalone. Questo venne concluso entro il 1689, con il consueto apporto del fedele Tortoli e delle sue maestranze.
L’estro creativo del Foggini in sintonia con le aspirazioni del suo committente, Francesco Riccardi, si espresse con maggiore libertà nell’ala nuova del palazzo, realizzando ambienti in aperta competizione, per fasto e spettacolarità, con quelli granducali in Palazzo Pitti.
Emblematiche in tal senso sono la Galleria al primo piano e la Biblioteca. Una volta conclusi gli affreschi di Luca Giordano (1685), vennero realizzate le decorazioni sulla base del progetto del Foggini: le incorniciature delle porte in marmo giallo di Siena e il pavimento sempre in marmi realizzati dal Tortoli, gli stucchi di Giovan Battista e Marco Ciceri e di Anton Francesco Andreozzi, le dorature di Domenico Gori (1688) e infine le librerie installate nella biblioteca (1689) e i quattro specchi posti fra le ante degli armadi della galleria (1689) e poi dipinti da Anton Domenico Gabbiani, Bartolomeo Bimbi e Pandolfo Reschi (1690-1691). Nel 1691 Galleria e Biblioteca erano concluse in un insieme di straordinario effetto visivo, senza precedenti.
Nel frattempo il Foggini elaborava il progetto per la ristrutturazione dell’appartamento estivo di Cassandra Capponi, moglie di Francesco Riccardi, con i disegni per i relativi partiti ornamentali a stucco o in legno intagliato. Ancora all’invenzione del Foggini si devono l’ornamentazione della galleria terrena o ‘galleria di sculture’ affacciata sul giardino (1691-1692), il panneggio sostenuto da putti realizzato a stucco nel passaggio dal cortile delle colonne a quello del pozzo, gli stucchi delle volte e le cornici al piano nobile. A fianco dell’architetto lavoravano nella realizzazione ancora il Tortoli alle strutture, i fratelli Ciceri e l’Andreozzi agli stucchi, i Gori alle dorature.
Tali artefici operano anche in altri ambienti del palazzo, al piano nobile nell’ala nuova dell’ampliamento riccardiano, insieme a pittori provenienti dall’ entourage mediceo: Anton Domenico Gabbiani, Jacopo Chiavistelli, Giuseppe Nicola e Tommaso Nasini.
Prediletto da Francesco Riccardi era il Gabbiani, che eseguì tre affreschi nel soffitto di altrettanti ambienti: la Caduta di Icaro (1691-1692) e l’Eroe abbatte l’Errore e incatena la Concupiscenza, nelle due sale che seguono in infilata dal terrazzino su via Larga, e Le Belle Arti innalzate all’Immortalità (1692) nella grande sala accanto alla stanza dei Bassorilievi. Risultano pagamenti continui fra il 1687 e il 1690 per il Chiavistelli, che già aveva lavorato nel palazzo negli anni Settanta: le sue decorazioni al pianterreno e in quello superiore sono andate in gran parte perdute, fatta eccezione per alcuni gli affreschi a trompe-l’oeil che rivestono alcuni piccoli locali al piano nobile nella porzione quattrocentesca e le eleganti cornici che accompagnano i dipinti del Gabbiani nelle due sale in facciata. I Nasini affrescarono Ercole al bivio e Giove sconfigge i giganti in ciascuna delle volte di due stanze che oggi fanno parte della Biblioteca Moreniana (1691). Infine nel 1696 Francesco Sacconi dipinse la Natività della Vergine con i santi Francesco e Antonio nella cappella dell’appartamento di Cassandra Capponi al pianterreno.
Alla metà degli anni Novanta i lavori di ristrutturazione e le decorazioni degli ambienti erano terminati.

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