I lavori di ampliamento e di ristrutturazione del palazzo: II fase

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Descrizione

Con la nomina di Pier Maria Baldi come primo architetto, iniziò una seconda fase di lavori con i quali fu realizzato un importante ampliamento planimetrico verso nord. Alla morte di Gabriello Riccardi (1675) gli interventi furono seguiti in prima persona dal nipote ed erede Francesco.
Già alla fine degli anni Sessanta, i Riccardi avevano acquistato le case adiacenti alla proprietà medicea già comprata nel 1659. Nel frattempo, in vista di ristrutturazioni di grande rilevanza, dovevano aver interpellato per un parere anche importanti architetti di passaggio a Firenze: Ciro Ferri, impegnato nel completamento degli affreschi lasciati da Pietro da Cortona del quartiere granducale dei Pianeti in palazzo Pitti (1661-1665), e Gian Lorenzo Bernini, in viaggio per la Francia.
Nel 1670 venne quindi costruita l’ala nord verso via Ginori affacciata sul giardino sul lato corto. I lavori strutturali della galleria e dell’adiacente sala della biblioteca al primo piano, realizzati “a fundamentis” come recita una iscrizione – si conclusero entro il 1678. Al momento non fu approntato alcun progetto per la decorazione degli ambienti.
Agli estremi opposti della nuova porzione in corso di ristrutturazione vennero edificati il cortile del pozzo e il lungo androne che collega via Larga a via Ginori destinato a ospitare la rimessa e la stalla. Nel piano di ristrutturazione si pensò inizialmente di distruggere la cappella dei Magi per fare spazio a una sala quadrata preceduta da un ampio scalone. Per fortuna l’idea venne accantonata anche se non sappiamo come si giunse a tale conclusione.
Furono quindi approntate le facciate verso via Ginori, sia quelle prospicienti sul giardino che quelle sulla strada. Intanto veniva ristrutturata anche l’ala settentrionale su via Larga. Nel settembre del 1679 veniva avviato il progetto del Baldi per il prolungamento della facciata quattrocentesca verso piazza San Marco, con una soluzione ‘conservativa’ ma nel contempo inconsueta per i tempi che permetteva di rendere omogeneo l’affaccio del palazzo dei Riccardi su via Larga. Direttore dei lavori fu lo scalpellino Agnolo Tortoli. La facciata, dopo una interruzione dal 1682 al 1687, sarebbe stata completata nel 1689, quando al Baldi era subentrato ormai Giovan Battista Foggini.
Nel frattempo le decorazioni all’interno del palazzo erano state piuttosto modeste, fatta eccezione per il soffitto del salone in facciata al primo piano (la cosiddetta sala Carlo VIII). Il primo intervento pittorico significativo si ebbe nel 1674 quando Jacopo Chiavistelli affrescò negli ambienti della fabbrica nuova le gesta di Carlo Magno e quelle del granduca Cosimo I, opere menzionate dai documenti d’archivio ma non pervenute. Nel 1682, poi, Francesco Riccardi riuscì a contattare Luca Giordano, considerato il più importante frescante in Italia, allora a Firenze perché impegnato a lavorare per i principi Corsini, e lo convinse ad affrescare la volta della Galleria al primo piano. Iniziata l’opera, il Giordano partì improvvisamente per tornare solo nell’aprile del 1685: portato a termine l’affresco con l’Apoteosi di casa Medici eseguì quello nella volta della Biblioteca in soli cinque giorni completando la sua impresa.

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