Gian Gastone de’ Medici

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Biografia

Figlio terzogenito di Cosimo III e di Marguerite-Louise d’Orléans, Gian Gastone era fratello del granprincipe Ferdinando e di Anna Maria Luisa. Ad appena quattro anni vide la madre lasciare per sempre Firenze per tornare Parigi. Dotato di una intelligenza acuta ma anche di una indole sensibile e introversa incline alla solitudine, il principe Medici incontrò una certa comprensione nello zio Francesco Maria, cardinale raffinato e anticonformista. Si legò ancor giovane a Giuliano Dami, prima umile servitore e poi compagno di vita. Gian Gastone dimostrò uno spiccato interesse per gli studi scientifici, in particolare per la botanica e l’opera del matematico Leibniz.
Per volere del padre, il 2 luglio del 1697 Gian Gastone sposò Anna Maria Francesca di Saxe-Lauenburg, nobile tedesca, cognata di Anna Maria Luisa. Dopo le nozze celebrate a Düsseldorf, Gian Gastone fu costretto a risiedere nel castello di Reichstag, nella dimora della consorte sperduta fra le montagne della Boemia. Il temperamento duro e arrogante della moglie minò ancor più la fragile personalità del principe Medici, che dopo appena un anno scappò a Parigi dalla madre, ma costretto da Cosimo III a rientrare, soggiornò a Praga. Incline alla ipocondria e alla depressione, il giovane principe ben presto si lasciò andare a una vita dissoluta e all’alcolismo, vittima di quanti intorno a lui intendevano approfittarsi della sua fragilità.
Nel 1708 tornò definitivamente a Firenze. Visse appartato, disinteressandosi della vita pubblica e degli affari di stato e coltivando i propri interessi antiquari e scientifici. Morto il fratello maggiore Ferdinando nel 1713, dieci anni dopo spettò a Gian Gastone, suo malgrado, il compito di salire sul trono granducale alla scomparsa di Cosimo III.
Cercando di riemergere dal torpore e la depressione che lo affliggevano, Gian Gastone con l’aiuto e il sostegno della cognata Violante di Baviera si circonda di ministri illuminati come Filippo Buonarroti e Giulio Rucellai. Cercò così di ridurre l’influenza della Chiesa nel governo toscano e sospese i sussidi agli ecclesiastici. Inoltre ridusse le tasse e prese alcune misure per ridurre il debito pubblico e le spese a corte, anche se tali provvedimenti allontanarono da Firenze architetti come Alessandro Galilei e Ferdinando Fuga. Dette nuovo prestigio alla Università di Pisa. Non dedicò particolari energie a promuovere l’opera degli artisti di corte e delle manifatture granducali, né si preoccupò di ampliare e valorizzare le straordinarie collezioni dinastiche. Nonostante ciò protesse lo scultore Giuseppe Piamontini e, probabilmente, condivise con il fratello Ferdinando una predilezione per la pittura del genovese Alessandro Magnasco.
Mentre le grandi potenze europee si confrontavano per la successione sul trono di Toscana, dal 1729 Gian Gastone si ritirò sempre più dalla vita pubblica, rinchiudendosi nelle sue stanze private di Palazzo Pitti. La morte di Violante nel 1731, portò il granduca Medici a una profonda e irrimediabile prostrazione. Gian Gastone visse gli ultimi della sua vita lasciandosi andare a un progressivo decadimento fisico e mentale. In pessime condizioni igieniche trascorse sempre più tempo a letto, circondato da cortigiani e servitori equivoci e approfittatori, soprannominati “ruspanti”. Intanto nel 1735 venne stipulato un patto fra le potenze europee che assegnava il trono granducale a Francesco duca di Lorena, promesso sposo della figlia dell’imperatore d’Austria, Maria Teresa.
Il 9 luglio 1737 Gian Gastone ultimo granduca Medici moriva. Pochi mesi prima di spegnersi, aveva espresso il desiderio di vedere eretto un monumento funerario in onore di Galileo Galilei, che alla morte dello scienziato (1642) era stato osteggiato dagli ambienti ecclesiastici. Il monumento, già progettato da Giovan Battista Foggini, venne realizzato nella navata sinistra della chiesa di Santa Croce.
Diversamente dai suoi predecessori, a Gian Gastone non spettò un monumento nella cappella dei Principi. La sua salma venne posta in una nicchia dietro l’altare della cripta, dove è stata rinvenuta solo in occasione della ricognizione del 2004.

Opere

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