Ferdinando di Cosimo III de’ Medici

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Biografia

Figlio primogenito del granduca Cosimo III e di Marguerite-Louise d’Orléans, Ferdinando rappresenta l’ultima grande figura di patrono delle arti nella famiglia Medici. Scomparso prima del padre Cosimo III a cinquant’anni, non divenne mai granduca e dunque viene chiamato ancora “granprincipe”.
Dotato di una personalità spiccata, ribelle e anticonformista, libertino e mondano, aveva affinità di temperamento con la madre e, nel contempo, gusto e interessi che lo avvicinavano al cardinale Leopoldo, suo bis-zio. Risiedette sempre in Toscana, tranne quando nel 1688 e nel 1696 andò a Venezia, facendo alcune soste durante il percorso. In tali occasioni maturò una grande passione per i dipinti veneti, bolognesi, emiliani, che andò ad aggiungersi a quella per i fiamminghi, gli olandesi e i manieristi toscani. Il pittore Niccolò Cassana divenne suo agente a Venezia. Entrarono così nella collezione di Ferdinando alcuni capolavori tuttora nelle collezioni fiorentine, quali L’uomo dagli occhi glauchi di Tiziano (Galleria Palatina) e la Madonna del collo lungo di Parmigianino (Galleria degli Uffizi)
Nel 1689 il Gran Principe Ferdinando sposò Violante Beatrice, figlia dell’elettore imperiale Ferdinando di Baviera e di Adelaide di Savoia. In onore delle nozze Francesco Riccardi organizzò uno straordinario ricevimento in palazzo Medici, acquistato nel 1659, ampliato e sontuosamente ristrutturato e arredato. Ferdinando e Violante, la cui unione fu minata dalla condotta libertina del granprincipe, non ebbero figli.
Nel suo appartamento in Palazzo Pitti (oggi sede degli Appartamenti Reali) e nelle ville di campagna in cui amava ritirarsi, Ferdinando de’ Medici coltivò il suo amore per il collezionismo di dipinti e antichità e la sua passione per la musica. Richiamò presso di sé musicisti contemporanei, con cui amava farsi ritrarre, fra cui Alessandro Scarlatti e Georg Friedrich Händel. Essendo lui stesso musicista, violoncellista, il principe Medici possedeva rari e pregiati strumenti musicali, oggi nella raccolta del Conservatorio Cherubini: fra questi, la celebre “viola medicea” costruita da Antonio Stradivari nel 1690. Chiese a Bartolomeo Cristofori, l’inventore del fortepiano, di lasciare Padova per diventare a Firenze il curatore dei quegli strumenti musicali.
In generale granprincipe fu instancabile ad impegnarsi per ottenere oggetti rari e di squisita fattura, curiose ‘galanterie’, bozzetti e opere artistiche di ogni genere. L’appartamento, situato al primo piano nell’ala sinistra del palazzo (oggi sede degli Appartamenti Reali) a pendant di quello granducale, aveva un aspetto singolare a Firenze, documentato, oltre che dagli inventari, anche dai disegni eseguiti dal guardarobiere Diacinto Maria Manni. Singolare era anche la vita che si svolgeva in quegli ambienti, quali la sala dei cimbali dove si faceva musica, la sala del trucco per i giochi d’azzardo, l’alcova per gli incontri amorosi con uno studiolo sopraelevato sopra il letto nascosto da una griglia in legno dorato e intagliato. Le stanze erano stipate di arredi sontuosi di gusto tardo-barocco e di quadri ordinati a quadreria barocca. Collezionista intelligente quanto spregiudicato, per tali ambienti Ferdinando riuscì a procurarsi anche immani pale d’altare, prelevate dalle chiese fiorentine e risarcite da benefici economici o da copie poste in loco: arrivarono così a Palazzo Pitti Il Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria di Fra Bartolomeo da San Marco (detta Pala Pitti), la Pala Dei di Rosso Fiorentino da Santo Spirito, la Madonna del baldacchino di Raffaello dal duomo di Pescia (ora tutte nella Galleria Palatina) e la Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto da San Francesco de’ Macci (Uffizi). Le grandi opere, private delle cornici originarie, venivano adattate all’allestimento a delle pareti dell’appartamento del granprincipe, con tagli oppure con integrazioni per essere poi inserite entro particolari cornici, ancora facilmente riconoscibili. Uno dei pezzi più importanti della sua collezione fu Le conseguenze della guerra (Galleria Palatina) di Rubens ottenuto dagli eredi di Suttermans nel 1691. Molte delle opere della sua collezione (150 circa) furono effigiate in incisioni sotto la direzione di Giovanni Battista Foggini.
Ferdinando promosse l’opera degli artisti a lui contemporanei, dimostrando di preferire opere caratterizzate da libertà pittorica, soggetti di genere e colori intensi e pastosi. Fra i pittori da lui prediletti c’erano il bolognese Giuseppe Maria Crespi, il genovese Alessandro Magnasco e il veneziano Sebastiano Ricci. In ricordo dei piacevoli soggiorni presso la residenza rurale del granprincipe, il Crespi dipinse La fiera di Poggio a Caiano (Uffizi), briosa rappresentazione di una serena e pullulante giornata di mercato dal sapore spontaneo. A Sebastiano Ricci spetta uno dei più eleganti affreschi rococò in Toscana: il soffitto con Venere e Adone in Palazzo pitti (1704-1707).
Le ville medicee preferite da Ferdinando erano la villa di Pratolino (distrutta) e quella di Poggio a Caiano. A Pratolino aprì una Camera di quadri veneziani ornata da un affresco perduto di Sebastiano Ricci. Inoltre fece erigere un teatro ad Antonio Maria Ferri con scene disegnate da Francesco e Ferdinando Galli-Bibbiena, noto in tutta Italia, presso il quale suonarono musicisti di prim’ordine. Nella residenza di Poggio a Caiano, nel 1699 Ferdinando allestì un “Gabinetto delle opere in piccolo di tutti i più celebri pittori”, con oltre 170 opere di formato ridotto di autori eccellenti, come Albrecht Dürer, Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio, Rubens, che dimostravano un gusto collezionistico ormai pienamente settecentesco. Nella Sala dei Pranzi Anton Domenico Gabbiani dipinse per il granprincipe l’Apoteosi di Cosimo il Vecchio.
Dall’ultimo viaggio a Venezia (1696), in occasione del carnevale, Ferdinando tornò affetto da sifilide. La malattia inesorabile lo condusse prima alla follia e poi alla morte nel 1713. Le opere elencate nell’inventario allora stilato risultano oltre un migliaio fra disegni, dipinti, sculture, oggetti decorativi e arredi.
Morto Ferdinando senza figli, il diritto di successione passò al fratello Gian Gastone.

Opere

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