‘Fatiche d’Ercole’, rilievi

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Descrizione

Le Fatiche d’Ercole nella stanza de’ Bassorilievi sono sette rilievi in marmo che costituiscono una serie omogenea. Entro cornici lignee intagliate e dorate, i rilievi sono appesi alla parete occidentale verso la Galleria e a quella settentrionale aperta sulla cosiddetta sala dei paraventi
Le scene rappresentano le mitiche imprese di Ercole, figlio di Zeus e di Alcmena regina di Tebe: l’eroe combatte contro il centauro Nesso, Anteo, l’Idra, Caco, il toro di Creta, il cinghiale di Erimanto e infine sostiene il globo terrestre al posto di Atlante, mentre questi è andato a prendere i pomi dorati nel giardino delle Esperidi.
Opere del XVI secolo, le Fatiche d’Ercole nella stanza dei Bassorilievi erano in origine dieci.

Storia

I sette rilievi in marmo con le Fatiche d’Ercole facevano parte di una serie di dieci pezzi, documentati nella stanza dei Bassorilievi dagli inventari riccardiani a partire dal 1692.
Fatti trasferire da Francesco Riccardi dal Casino di Valfonda, furono restaurati nel 1690 da Giovan Battista Foggini, che seguiva l’allestimento delle nuove sale del palazzo.
Nel 1825 tre marmi, raffiguranti Ercole che uccide Cerbero, Ercole che uccide il drago e Ercole che lotta con il leone di Nemea, furono trasferiti presso la Galleria degli Uffizi. Essi sono stati identificati con le sculture ora al Museo Nazionale del Bargello (inv. Sculture Bargello nn. 274, 275, 276), dove giunsero nel 1879 dai depositi degli Uffizi (Saladino 2000, 2003).
Le Fatiche d’Ercole sono state ritenute opere antiche da Francesco Carradori, che nel 1809 fece una dettagliata relazione sulle sculture presenti nel palazzo mentre il fallimento dei Riccardi era imminente. Si tratta in realtà di opere nel complesso di buon livello esecutivo, anche se con alcuni cedimenti in certi dettagli, e risultano situabili in ambito fiorentino intorno alla metà del XVI secolo.
E’ stato di recente proposto di riferire i rilievi alla bottega di Bartolomeo Ammannati, il quale aveva il proprio studio nel giardino della villa di Valfonda, allora di proprietà di Chiappino Vitelli: le sculture potrebbero dunque essere state eseguite per lo stesso Vitelli, con cui l’artista aveva un rapporto molto stretto. Del resto le imprese di Ercole erano un soggetto che ben si prestava a celebrare un uomo d’arme quale era Chiappino (De Juliis 2005)

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