‘Ercole’ – scultura

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Descrizione

Sistemata entro una nicchia al centro della parete lunga, la statua ha una posizione preminente all’interno della Galleria degli stucchi (o delle statue). Rappresenta Ercole, figlio di Zeus e Alcmena, regina di Tebe. Suo attributo inconfondibile è la pelle del leone di Nemea, sconfitto in una delle sue imprese.
E’ composta di due parti assemblate insieme in occasione di un restauro moderno: la testa, probabilmente moderna, e il corpo, antico, a sua volta ricomposto e integrato.
La statua al centro della Galleria fronteggia il cosiddetto Ercole riccardiano sulla parete opposta del giardino, a evidenziare l’importanza del tema nell’ambito della sistemazione riccardiana.

Storia

Il corpo dell’Ercole è opera antica databile nella prima metà del II secolo d.C. L’ impostazione richiama il tipo statuario dell’Eracle Albertini (cfr. Roma, Museo Nazionale Romano), rappresentato da due esemplari in Palazzo Pitti e da una replica trovata a Cirene, il cui prototipo è forse collocabile ai primi del IV sec. a. C.
La testa di raffinata fattura, con una fisionomia ben caratterizzata, rimanda al classicismo composto e regolare introdotto a Firenze dalla scuola di Giovan Battista Caccini dalla fine del Cinquecento.
Appartenente alle collezioni dei Riccardi nel Casino di Valfonda, la statua venne trasferita nel palazzo in via Larga e nel 1676 restaurata da Stefano Mochi, figlio di Orazio impegnato in vari interventi di ripristino e integrazione nelle opere della collezione Riccardi fino al 1681. Nel pagamento all’artista non si fa menzione della testa, che evidentemente era stata aggiunta al torso in un momento precedente quando l’opera era ancora a Valfonda.
Nel 1677 Ercole Ferrata, nella sua relazione sulle statue e teste di marmo in Palazzo Medici Riccardi, descrive l’Ercole nella nicchia centrale della Galleria terrena, prima che questa fosse ornata di stucchi su disegno di Giovan Battista Foggini
La figura di Ercole, che sempre aveva avuto un ruolo significativo negli ambienti medicei, specie da Lorenzo il Magnifico in poi, torna ad avere un particolare evidenza anche nelle collezioni riccardiane. Proviene da Valfonda anche la serie delle Fatiche d’Ercole sistemate nella stanza dei Bassorilievi.

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