Cosimo III de’ Medici

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Biografia

Nato il 14 agosto del 1642, Cosimo era il primogenito del granduca Ferdinando II e di Vittoria della Rovere. Sviluppò molteplici interessi culturali e artistici, cui non furono estranei l’esempio del cardinale Leopoldo, suo zio, e l’influenza di brillanti collaboratori, quali Apollonio Bassetti suo segretario dal 1662, Paolo Falconieri architetto dilettante, il bibliotecario Antonio Magliabechi, Filippo Baldinucci archivista e biografo di artisti. Ancor giovane Cosimo compì viaggi di studio fondamentali per la sua formazione: nel 1656 visitò Roma accompagnato dagli artisti Stefano della Bella e Livio Mehus; nel 1664 andò in nord Italia; fra il 1667 e il 1669 compì molti viaggi in Europa (Germania, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia). Da tali esperienze riportò diversi dipinti di artisti nordici e altri ne commissionò.
Per volere del padre Ferdinando II, il 20 giugno 1661 Cosimo sposò Marguerite Louise d’Orléans, nipote di Maria de’ Medici e cugina di Luigi XIV, il “re Sole”. Il carattere triste e bigotto del giovane Medici non si conciliava con l’indole vivace e mondana della consorte. Nonostante la nascita di tre figli, Ferdinando (1663), Anna Maria Luisa (1671) e Gian Gastone (1671) i due coniugi vissero pressoché separati. La situazione andò precipitando al punto che Cosimo II relegò la consorte ribelle a villa di Poggio a Caiano. Senza perdersi d’animo Marguerite Louise si circondò di una corte di 150 persone e vivacizzò la propria vita quotidiana con intrattenimenti e spettacoli tenuti nel teatro costruito appositamente al piano terra della villa. Ma nel 1674 la granduchessa ottenne il divorzio e abbandonò Firenze per tornare a Parigi, dove si ritirò nel monastero delle benedettine di Montmartre. Fu Vittoria della Rovere ad occuparsi dell’educazione dei nipoti, dopo la fuga della madre.
Divenuto granduca di Toscana (1670), Cosimo III si rivelò un governante inetto, succube delle ingerenze di Vittoria. Promulgò editti e leggi dettati da un moralismo estremo. Nel contempo la vita di corte rimaneva improntata da lusso e fasto tali da esigere l’imposizione di nuove tasse sulla popolazione. I matrimoni combinati da Cosimo III per i propri figli dimostrano l’intento del granduca di legarsi a regnanti influenti presso l’Impero. Nel 1689 il Gran Principe Ferdinando, primogenito, sposò Violante di Baviera, figlia dell’elettore imperiale Ferdinando e di Adelaide di Savoia. Nel 1691 Anna Maria Luisa sposò l’Elettore Palatino, Johann Wilhelm von Pfalz-Neuburg, principe con importanti legami con l’impero asburgico. Infine, con l’aiuto dell’Elettore Palatino, Cosimo III combinò poi il matrimonio fra Gian Gastone e Anna Maria Francesca figlia del duca di Sassonia-Lauenburg celebrato nel 1697 a Düsseldorf. Tutti e tre i figli di Cosimo III non ebbero prole.

Nel 1673 Cosimo III istituì l’Accademia Fiorentina a Roma sotto la direzione di Ciro Ferri, pittore molto apprezzato dal granduca Medici, e Ercole Ferrata. Il granduca invitò così i pittori e gli scultori della corte medicea a soggiornare presso l’istituzione romana per acquisire un’esperienza formativa importante. In effetti presso la corte di Cosimo III si sviluppò uno stile artistico che assimilava l’esuberanza del linguaggio barocco romano all’eleganza del manierismo fiorentino. I risultati si videro soprattutto nella scultura, con le opere di Giovan Battista Foggini e Massimiliano Soldani Benzi, protagonisti assoluti della felice stagione della scultura tardobarocca a Firenze. Giovan Battista Foggini divenne il più importante scultore di corte, succedendo a Pietro Tacca, e direttore della Galleria dei Lavori. Capolavoro delle manifatture granducali, esemplare dello stile Cosimo III, è il meraviglioso stipo in ebano, avorio, alabastro e bronzo dorato realizzato da Vittorio Crosten e Adamo Suster su disegno del Foggini, nel 1704 ora negli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti. L’architetto Alessandro Galilei divenne soprintendente delle Fabbriche granducali.
Fra i pittori prediletti da Cosimo III c’erano Carlo Dolci, autore di soggetti religiosi ispirati da intenso pietismo, Anton Domenico Gabbiani, grande decoratore, e Bartolomeo Bimbi, specialista in nature morte. Sotto Cosimo III il genere della natura morta conobbe il momento di massimo sviluppo, con opere destinate perlopiù alle residenze di campagna: nella villa dell’Ambrogiana andarono i dipinti raffiguranti animali vivi (in particolare uccelli); in quella di Careggi la collezione “teratologica”, ovvero opere con vegetali e animali eccezionali; a Castello i fiori; al Casino della Topaia le specie di frutti, agrumi, uva e fiori che si coltivavano nel terreno circostante.
Cosimo III dette un contributo fondamentale all’ordinamento delle collezioni ancora oggi esposte nei più importanti musei della città. Nel 1674 fece pervenire a Firenze da Roma la Pietà Bandini di Michelangelo (1550-1553 circa), la fece collocare nel sotterraneo di San Lorenzo e poi nel 1722 dietro l’altar maggiore del Duomo (ora al Museo dell’Opera del Duomo). Nel 1677 fece trasferire celebri marmi antichi da Villa Medici a Roma a Firenze, i Lottatori, l’ Arrotino, la Venere Medici (Uffizi). Sotto la proprietà del granduca Medici si concentrarono le raccolte lasciate in eredità dal padre, dalla madre e dagli zii cardinali, Carlo, Giovan Carlo e Leopoldo. Grazie a tali acquisizioni la Biblioteca Palatina si accrebbe fino a quattordicimila manoscritti e duecento volumi a stampa. Per la maggior parte Cosimo III destinò i dipinti così acquisiti alla Galleria degli Uffizi impegnandosi con acquisti personali a incrementare nuclei collezionistici già avviati, come gli autoritratti di Leopoldo, e a colmare lacune della raccolta, prediligendo in particolare le opere di scuola fiamminga e olandese. Nel 1711 poté acquisire anche la collezione del cardinale Francesco Maria suo fratello, il quale, fra l’altro, aveva ricevuto in fidecommesso i quadri provenienti da Urbino con la dote di Vittoria della Rovere, scomparsa nel 1694. Due anni dopo, infine Cosimo III ricevette la straordinaria eredità del figlio primogenito Ferdinando, morto prematuramente.
Assistito dal suo medico di fiducia, Francesco Redi, Cosimo III morì nel 1723 a ottantuno anni. Il suo fu il regno più lungo della dinastia dei Medici.

Opere

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