Carnevale

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Descrizione

Una volta rientrati a Firenze dopo l’esilio, Giuliano di Lorenzo de’ Medici (poi duca di Nemours) e il nipote Lorenzo di Piero (poi duca di Urbino) cercarono di promuovere un clima di allegria e spensieratezza attraverso feste pubbliche e apparati effimeri in legno, tela e cartapesta. A questo scopo fondarono rispettivamente le compagnie del Diamante e del Broncone, il cui nome derivava da due celebri ‘imprese’ medicee.In particolare per il carnevale del 1513 le due compagnie allestirono importanti apparati festivi con mascherate e carri allegorici. I trionfi che su dieci carri sfilarono fra il 6 e l’8 febbraio furono dedicati al tema del ritorno dell’età dell’oro rinnovatosi a Firenze grazie al ritorno dei Medici in città. Alla fantasiosa scenografia urbana, descritta puntualmente da Giorgio Vasari nella Vita del Pontormo (1568), concorsero importanti artisti, quali Piero di Cosimo, Andrea del Sarto, il giovane Jacopo Pontormo, Andrea di Cosimo Feltrini, Baccio Bandinelli. Dipinti e apparati per tali allestimenti sono andati – come di consueto – distrutti, ma rimangono alcune tele di Andrea del Sarto e del Pontormo dipinte in chiaroscuro con nudi e figure vestite all’antica che probabilmente erano destinate ad ornare gli archi trionfali dell’apparato viario (si vedano qui Altre Immagini) .La compagnia del Diamante di Giuliano chiese ad Andrea Dazzi di approntare l”invenzione’ di un trionfo. Questo era costituito da tre carri raffiguranti le allegorie rispettivamente della “Puerizia”, della “Virilità” e della “Senettù”. Raffaello delle Rivuole, il Carota, Andrea di Cosimo Feltrini e Andrea del Sarto disegnarono i carri; Piero da Vinci padre di Leonardo e Bernardino di Giordano fecero i costumi dei figuranti; Jacopo Pontormo dipinse i carri, rappresentando storie delle metamorfosi degli dei. I carri recavano ciascuno una scritta: Erimus, Sumus, Fuimus.Lorenzo con la compagnia del Broncone si affidò a Jacopo Nardi per il progetto del loro trionfo. Questo comprendeva sei carri, il doppio di quello della compagnia rivale, che proponevano una sequela di immagini, personaggi, costumi e decorazioni attinti dal mondo antico, segnatamente romano. Il corteo iniziava con il carro rappresentante l’età di Saturno e di Giano detta dell’oro; seguivano quelli con Numa Pompilio secondo re di Roma e istitutore del culto religioso,Tito Manlio Torquato console romano alla fine della prima guerra contro Cartagine, Giulio Cesare trionfante nella guerra contro Cleopatra, Cesare Augusto “dominatore dell’universo”, Traiano “imperatore giustissimo”. Chiudeva la sfilata il carro con il ritorno dell’Età dell’Oro, recante un fanciullo tutto dorato che si erge dalle ferite di un uomo rivestito di armi rugginose, allusivo all’età del Ferro sconfitta. I rilievi del carro furono realizzati da Baccio Bandinelli, mentre i dipinti dal Pontormo, che dipinse anche scene e ornamenti degli altri carri. Stando a quanto riporta Vasari, Jacopo ebbe una parte preponderante nella dipintura degli apparati.Inoltre il 17 febbraio 1513 in Palazzo Medici alla presenza di Lorenzo juniore fu recitata una commedia, probabilmente I due felici rivali di Jacopo Nardi. Si tratta forse della prima commedia recitata in Palazzo Medici nel salone al primo piano. Nel contesto di tali intrattenimenti e spettacoli fu ordita una congiura antimedicea da Pietro Paolo Boscoli e altri giovani esponenti di influenti famiglie fiorentine. Scoperto il complotto in tempo il 18 febbraio, il Boscoli e Agostino Capponi furono condannati alla decapitazione, mentre gli altri cospiratori furono mandati in esilio.

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