Anton Domenico Gabbiani

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Biografia

Nato a Firenze il 13 febbraio del 1652, Anton Domenico Gabbiani svolse la propria formazione inziale presso Valerio Spada, Giusto Suttermans, e infine Vincenzo Dandini, presso il cui studio – vera fucina di talenti – rimase otto anni. Nel 1673 per volere del granduca Cosimo III de’ Medici, insieme a Giovan Battista Foggini, Atanasio Bimbacci e Carlo Marcellini, il Gabbiani si trasferì a Roma presso l’accademia diretta da Ciro Ferri e Ercole Ferrata rimanendovi tre anni. Infine completò la propria educazione con un viaggio a Venezia finanziato dal marchese Francesco Riccardi.
Tornato a Firenze nel 1680, assolse alla sua prima commissione pubblica dipingendo il San Francesco di Sales in gloria per Santi Apostoli (1685). Dalla seconda metà del decennio ricevette numerosi incarichi da parte dei Medici, in particolare da Vittoria della Rovere, il granduca Cosimo III, suo fratello il cardinale Francesco Maria, il Granprincipe Ferdinando, che ebbe una particolare predilezione per l’artista. Oltre a vari ritratti della corte medicea, il Gabbiani ritrasse i Musici del Granprincipe (1685-1687; Firenze, Galleria dell’Accademia) e i Famigli della corte di Ferdinando (Uffizi). Per il principe Medici, inoltre, compì numerosi affreschi: il soffitto del Teatro della Pergola con il Parnaso (1689), uno sfondo con una Flora nell’appartamento di Violante di Baviera – consorte di Ferdinando – a Palazzo Pitti (1689), il ‘cielo’ dell’alcova con Giove in Olimpo nella villa di Poggio a Caiano (1691), gli affreschi nei “Regi Mezzanini” ancora in Palazzo Pitti raccordati al giardino dalla sala della Meridiana ornata dall’Allegoria del Tempo che esalta la Scienza e calpesta l’Ignoranza (1692-1693), l’Apoteosi di Cosimo il Vecchio nella sala degli stucchi al primo piano della villa di Poggio a Caiano (1698). Inoltre dipinse copie di alcuni capolavori che dovevano andare a sostituire gli originali acquisiti dal Medici per la propria collezione (Baldinucci 1725-1730; Spinelli 2005, pp. 75-77, con bibliografia).
Mentre era impegnato in Palazzo Pitti, il Gabbiani venne chiamato da Francesco Riccardi a lavorare nella propria dimora in via Larga, comprata dalla zio Cosimo nel 1659 ai Medici. In collaborazione con Pandolfo Reschi e Bartolomeo Bimbi, fra il 1690 e il 1691 (tranne una breve interruzione per un viaggio a Vienna), dipinse gli specchi della Galleria al primo piano. Seguirono, fra l’altro, alcuni affreschi nelle sale al primo piano, incorniciati da sontuose ed esuberanti cornici, dipinte da Jacopo Chiavistelli o realizzate a stucco da Giovan Battista e Marco Andrea Ciceri: la Caduta di Icaro (1691-1692), l’Eroe abbatte l’Errore e incatena la Concupiscenza, le Belle Arti innalzate all’Immortalità (1692).
L’impegno in Palazzo Medici Riccardi segnò anche l’inizio di una serie di commissioni pittoriche all’interno di altre residenze delle nobili famiglie fiorentine, fra cui i palazzi Strozzi-Ridolfi (1694), Gerini (1694), Corsini al Parione (1695-1700), Orlandini del Beccuto (1697), Rinuccini a Poggio a Caiano (1698). Nel 1697 dipinse in alcuni ambienti di Palazzo Sansedoni a Siena. Il Gabbiani era divenuto ormai il pittore più ambito, perché la sua arte risultava consona agli ambienti di rappresentanza delle dimore dell’aristocrazia per il suo stile aulico e raffinato di impronta internazionale. Essa, nel suo eclettismo, conciliava i punti di riferimento fondamentali del tardobarocco fiorentino, l’esuberanza di Pietro da Cortona, le novità che Luca Giordano aveva di recente lasciato proprio in Palazzo Medici Riccardi, il classicismo romano definito da Carlo Maratta.
Nel 1699 il Gabbiani compì un altro viaggio a Venezia. Al ritorno dipinse l’intenso Ratto di Ganimede (1700; Firenze, Galleria degli Uffizi) per il Granprincipe Ferdinando. Fu ancora il Medici ad assegnare numerosi incarichi al pittore fra cui l’imponente affresco con Santa Maria Maddalena assunta in cielo alla presenza di Gesù Cristo e della Madonna nella cupola di San Frediano a Cestello, impresa fondamentale che impegnò a lungo l’artista (1702-1718) in anni di fervida attività.
Morto il Ferdinando nel 1713, il Gabbiani si dedicò soprattutto a soggetti religiosi. Mentre continuava ad assolvere ad altre commissioni medicee in particolare per Cosimo III, realizzava varie opere per chiese fuori Firenze, come l’affresco con la Vergine che dona l’abito ai sette fondatori dell’ordine dei servi di Maria nel santuario di Montesenario (1718). Conclude la produzione sacra del Gabbiani l’Apparizione della Vergine a San Filippo Neri di San Firenze (1724) che si ispirava alla tela di Carlo Maratta con il medesimo soggetto presente nella collezioni granducali (Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina).
Anton Domenico Gabbiani morì il 22 novembre 1726 a Palazzo Incontri a Firenze cadendo dalle impalcature mentre dipingeva l’affresco con il Convito degli dei. Alla sua sepoltura in San Felice in Piazza venne dedicato un monumento di Girolamo Ticciati.

Opere

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