L’esilio di Cosimo il Vecchio

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Descrizione

Dopo la morte del padre Giovanni di Bicci, Cosimo il Vecchio si concentrò con grande passione negli affari ottenendo peraltro grande successo. Intanto arricchiva la propria formazione con viaggi e studi classici, spesso coltivati durante lunghe permanenze nelle tenute di campagna, di cui seguiva da vicino l’andamento produttivo. Intorno alla figura di Cosimo i consensi andarono allargandosi, grazie a una clientela sempre più ampia che stava assumendo i caratteri di una vera e propria consorteria politica. Esponente di maggior spicco di tale consorteria era Puccio di Antonio Pucci.Del resto Cosimo, con la sua prudenza e la sua oculatezza, aveva riunito intorno a sé un consenso molto vasto e solido da parte delle fasce popolari, pur senza esporsi in un conflitto aperto con la fazione oligarchica allora al potere nel governo cittadino (la riforma del 1411). Morto Maso degli Albizzi nel 1417, tale fazione aveva perduto il suo massimo rappresentante. Infatti il figlio Rinaldo non seppe far fronte ai malumori e allo scontento che circolavano in città, a causa della pressione fiscale generata da sfortunate e lunghe imprese belliche, quali la guerra contro

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