L’eredità di Giovanni di Bicci

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Descrizione

Nel 1429 Giovanni di Bicci moriva nella sua casa in via Larga e i suoi funerali vennero celebrati nella Sagrestia Vecchia in San Lorenzo, appena conclusa da Filippo Brunelleschi. Il Medici, che si era dimostrata sempre persona prudente e dimessa ma anche oculata e lungimirante, lasciava una ingente eredità ai figli Cosimo e Lorenzo. Già, due anni prima, nella portata al catasto (la prima denuncia dei redditi del fisco fiorentino) del 1427 Giovanni denunciando un reddito di 81.072 fiorini aveva dimostrato di essere uno dei cittadini più ricchi di Firenze, secondo solo a Palla Strozzi. Dalla portata si ricava che Giovanni possedeva vaste proprietà immobiliari e fondiarie. A Firenze registra una decina di case, alcune “casette” in via Larga, dieci botteghe di cui una per metà, la terza parte del banco che condivideva con i figli Cosimo e Lorenzo situato in Porta Rossa davanti alla Loggia Cavalcanti; infine, dichiara di essere proprietario dell’albergo di Santa Caterina posto all’angolo fra via Larga e borgo San Lorenzo (oggi via Ginori), nell’area dove poi sorse Palazzo Medici. Nel contado Giovanni risulta avere possedimenti in Mugello e nei pressi di Fiesole e Prato. A questo proposito dichiara cinquantadue poderi comprendenti case coloniche, dodici abitazioni rurali, due mulini, un albergo a San Piero a Sieve e uno a Scarperia, vari appezzamenti di terre e boschi; ricorda infine le residenze a Careggi e al Trebbio. Inoltre Giovanni afferma di aver depositato 55.483 fiorini presso il Monte Comune, ma di non poter registrare alcun profitto dalle attività commerciali essendo in perdita. Ma tale dato parrebbe del tutto improbabile visto il giro di affari del Medici: basti pensare al solo banco che fra 1397 e 1420 procurò a Giovanni un ammontare di 151.820 fiorini che fra il 1420 e il 1435 lievitarono a 186.382. Fra i suoi clienti più prestigiosi c’era l’antipapa Giovanni XXIII, che Giovanni di Bicci liberò dal carcere di Norimberga, grazie al pagamento di 30.000 fiorini di cauzione.Dunque Giovanni di Bicci fu l’artefice delle fondamenta del potere economico che il primogenito Cosimo il Vecchio acquisì espandendolo e sviluppandolo anche in senso politico.

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