La visita di Margherita d’Austria, promessa sposa di Alessandro I

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Descrizione

Nell’aprile del 1533 si fermò a Firenze Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V, per incontrare il duca Alessandro I, suo promesso sposo secondo l’accordo stipulato a Barcellona fra l’imperatore e papa Clemente VII.Per l’occasione il duca di Firenze indisse importanti festeggiamenti pubblici e privati, come se si trattasse della celebrazione di vere e proprie nozze. L’intento di Alessandro, appena insediato sul trono, era dare risalto all’evento che suggellava il legame fra il ducato fiorentino, il papa Medici e l’impero asburgico. La fonte più importante per i festeggiamenti organizzati in occasione della visita del 1533, è un manoscritto della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze che presenta un dialogo fra Niccolò Fabbrini, già in carica fra gli Otto di Balia, e un certo Giovanni. Durante i dieci giorni di permanenza della principessa e dei suoi accompagnatori si tennero spettacoli di vario genere in diversi luoghi pubblici della città, chiese, strade e piazze: la rappresentazione dell’Annunciazione nella chiesa di San Felice in Piazza con l’utilizzo ancora dell’ingegno brunelleschiano, numerosi palii e armeggerie, la caccia dei tori in piazza Santa Croce, la “chintana” e il gioco del calcio.La prima sera furono accesi i fuochi cioè i pannelli sui costoloni della cupola del Duomo, come per la festa di San Giovanni, visibili anche dai balconi di Palazzo Medici, dove Margherita era ospitata. Fu anche accesa la girandola, una macchina con fuochi e razzi, che correva lungo un canapo teso dal campanile di San Lorenzo fino a Palazzo Medici.In via Larga, davanti a Palazzo Medici, le Potenze – cioè le brigate del popolo minuto rappresentanti varie zone della città – gareggiarono nella armeggeria denominata giostra del Saracino: i giostranti a cavallo dovevano colpire con la lancia un manichino – il “saracino”, appunto – che ruotava su se stesso, posto su un perno al centro della strada.Un corteo, di ritorno dal gioco del calcio, chiuse i festeggiamenti pubblici entrando in Palazzo Medici dove ebbero inizio a quelli privati, riservati a una ristretta cerchia di ospiti. L’interno della dimora medicea, in particolare l’appartamento della principessa, era rivestito da stoffe sfarzose costate ben 5.000 scudi, una cifra esorbitante. La camera era tappezzata di teletta d’oro, simile all’odierno laminato, alternata al velluto cremisi, mentre il letto con il baldacchino e la coperta era completamente in teletta d’oro; l’anticamera era tappezzata in argento, oro e cremisi; nappe e trine d’oro ornavano gli arredi, come le sedie, le finestre e persino la seggetta che fungeva da water.Il portico del primo cortile era adorno ad un parato ad arazzo con i ritratti di personaggi illustri di casa Medici, fra cui papa Clemente VII.Il secondo cortile o giardino, chiuso verso San Lorenzo da un alto muro merlato, fu trasformato in luogo teatrale, ispirato alla tipologia del locus-amoenus di ascendenza cortese. Lo spazio venne sistemato come una sorta ‘giardino d’amore’ di tradizione medievale e rinascimentale, dotato di un pergolato d’uva con finte foglie di stoffa, una siepe di pungitopo ritagliata in forma di “uomini salvatici”, una fontana, le tavole per il banchetto. Inoltre nella loggia sul lato corto a sud fu allestito un palcoscenico “con una bella prospettiva”, per rappresentarvi una commedia (di cui le fonti non tramandano il titolo). La scenografia era probabilmente di Bastiano detto Aristotele da Sangallo.Purtroppo un acquazzone improvviso sembrò guastare la festa con la sua bella scenografia: in tutta fretta il banchetto fu trasferito nel porticato del primo cortile, dove poté comunque svolgersi in termini sontuosi e stupefacenti, animato da colpi di scena sulla tavola, come uccelli vivi che uscivano da certe vivande o animali cotti interi serviti rivestiti della loro pelliccia. Allietarono inoltre il banchetto i musici, la mascherata e il ballo. La commedia e il banchetto durarono fino a notte fonda.La pioggia minacciò la fase finale dei festeggiamenti indetti per dare il benvenuto alla promessa sposa di Alessandro I. Infatti, sotto un cielo lugubre e fosco e la minaccia continua dell’acqua si svolsero le ultime armeggerie, l’ultima moresca, il corteo che chiuse il soggiorno della principessa Asburgo a Firenze accompagnandola con cinquanta guardie vestite in rosso e bianco fuori delle mura della città sulla strada per Siena.

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