La Provincia trasferisce la biblioteca Moreniana

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Descrizione

Nel 1868, quando il segretario della Provincia di Firenze Giuseppe Palagi acquistò la ricca collezione di libri del canonico Domenico Moreni dal bibliofilo Piero Bigazzi, Firenze era da poco stata eletta capitale del regno d’Italia. Due anni più tardi, il 13 settembre, nasceva ufficialmente la Biblioteca Moreniana, con l’intento di creare una raccolta di opere di storia locale per celebrare la città e il suo nuovo primato.
L’acquisto da parte del consiglio provinciale della raccolta fu provvidenziale, in quanto l’intero fondo stava rischiando di andare perduto. Già alla morte del Moreni, avvenuta nel 1835, l’impiegato della Biblioteca Riccardiana Marco Ciatti, si adoperò per impedire la dispersione delle opere; l’intero corpus venne quindi acquistato dal Bigazzi, il quale, alcuni anni dopo, a seguito di gravi difficoltà economiche, fu costretto a smembrare la raccolta e ad alienarne alcune parti. Dalle ricostruzioni fatte da alcuni studiosi, come Marta Gori e Giovanni Cipriani, possiamo accertare la perdita di circa trecento volumi, acquistati dal British Museum e, secondo ricerche più recenti, anche della collezione di cinquecentine della tipografia di Lorenzo Torrentino, di cui sono stati ritrovati i cataloghi redatti dallo stesso Moreni (Moreni, 1811).
All’originario nucleo moreniano si aggiunsero alcuni lasciti, come quello del consigliere provinciale Emilio Frullani e dell’accademico senese Giovanni Antonio Pecci, e numerose opere provenienti da conventi soppressi (“che giaccion ancora negletti in vari fra i soppressi Conventi della Provincia”; Lazzi 2013, p. 39).
Inizialmente i libri erano disposti in due sale al pian terreno nel Palazzo Galli Tassi, sede della Provincia, ma nel 1874, con lo spostamento degli uffici a Palazzo Medici, la biblioteca venne sistemata nelle stanze contigue alla Riccardiana. Il trasferimento e il riallestimento durò diversi anni, nel 1883 cominciò il processo di riordino e catalogazione e venne redatto il primo catalogo ad opera del sottobibliotecario della Riccardiana Carlo Nardini. Firenze allora non era più capitale, ma questo ai fiorentini poco importava, perché la storia e la memoria non potevano trovare collocazione più consona del palazzo dei Medici, nel cuore della città.

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