La giostra di Lorenzo il Magnifico

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Descrizione

Come ogni anno in occasione del carnevale, anche nel 1469 la Parte Guelfa organizzò la tradizionale giostra in piazza Santa Croce, adeguatamente addobbata e recintata. Per l’evento convennero giovani delle principali famiglie fiorentine, oltre a famosi capitani di ventura e cavalieri forestieri. La giostra del 7 febbraio del 1469 è documentata da fonti coeve che la descrivono in maniera dettagliata, in particolare La giostra di Luigi Pulci e il Ricordo di anonimo trascritto da Pietro Fanfani. Nella “mostra” o sfilata che precedette il gioco equestre, i partecipanti a cavallo con il rispettivo corteggio costituito da donzelli, scudieri e trombettieri, esibirono abiti, finimenti, stendardi, armi e altri oggetti di eccellente qualità e preziosa fattura.Protagonista della giostra fu il giovane Lorenzo di Piero de’ Medici che dedicò la propria vittoria a Lucrezia Donati, a cui forse alludeva anche la figura femminile raffigurata nel proprio stendardo. In tali occasioni i giovani usavano donare alle proprie dame le scatoline “d’amore”, con incise sul coperchio immagini allegoriche: in una di queste incisioni per i cosiddetti Piatti Otto, riferita alla bottega di Maso di Finiguerra e raffigurante un giovane e una dama che sostengono una sfera armillare, è stata riconosciuta la rappresentazione di Lorenzo e Lucrezia (Londra, British Museum). La cornice dell’innamoramento cortese per Lucrezia, lo stendardo col motto in francese antico, il corredo da parata e da giostra di cavalieri, valletti e cavalli, gli “onori” ovvero gli oggetti offerti ai vincitori realizzati in stile tardogotico, richiamavano una cultura cavalleresca ancora vivida e sentita.Il paramento di Lorenzo e della sua ‘brigata’ (o seguito) fu valutato 10.000 fiorini. Come premio per la vittoria il Magnifico ricevette un elmo d’argento.I colori delle livree del seguito laurenziano erano il bianco e il rosso (il “paonazzo” scarlatto); ad essi si aggiungeva il verde del broncone presente in alcune livree dei cavalieri. Inoltre i paggi a cavallo portavano elmi sormontati da bisanti e piume bianche rosse e verdi. Bianche rosse e verdi erano anche le frappe delle barde del cavallo di Giuliano, che indossava un gonnellino azzurro ricamato di perle e argento con una corazza all’antica. I colori delle insegne medicee erano dunque tutti rappresentati.Lorenzo indossò un elmo da giostra con un cimiero di penne azzurre; aveva inoltre la consueta mezza giornea alla lombarda anch’essa di azzurro intenso con i fleurs de lis del re di Francia, che nel 1465 aveva concesso ai Medici di fregiare il loro stemma con la propria insegna araldica; la corazza era rivestita di un tessuto di ugual colore; il suo cavallo portava due barde anch’esse con i fiordalisi d’oro. La stessa insegna dei fiordalisi d’oro e d’argento su campo azzurro ornava la veste della fanciulla rappresentata nello stendardo forse dipinto da Andrea Verrocchio. Questo era diviso in due campi, uno bianco in alto con il sole e uno scarlatto in basso con l’arcobaleno. La figura femminile si presentava in piedi su prato vicino a una pianta d’alloro con i rami secchi, tranne uno che si allungava sullo fondo bianco; la fanciulla prendeva l’alloro, per intrecciarne corone con le quali cospargeva il fondo bianco, mentre rami secchi della pianta erano cosparsi sul fondo scarlatto. Completava l’immagine allegorica il motto in francese antico Le tems revient, che il Pulci spiegava come “Tornare il tempo e ‘l secol rinnovarsi”.

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