Alexandros Panagulis, Alekos

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Biografia

Cresciuto in una famiglia impegnata nella lotta per la libertà e la democrazia, Alexandros fin da adolescente segue le orme dei suoi fratelli impegnandosi nella vita civile e politica del suo Paese, con la militanza nell’Organizzazione Giovanile dell’Unione di Centro, il partito fondato da Georgios Papandreu. Prima di entrare nell’esercito come ufficiale, Panagulis si laurea in ingegneria elettronica al Politecnico nazionale di Atene, luogo per antonomasia strettamente connesso alle vicende della lotta del popolo greco per l’indipendenza, la democrazia e il progresso sociale.
Fine intellettuale e attivista democratico, diserta poi il servizio militare dopo il colpo di stato del 1967 per fondare Resistenza greca e combattere contro il regime dei colonnelli. Il 13 agosto dell’anno successivo è uno dei giorni clou nella vita di Alekos: è l’organizzatore e l’esecutore materiale dell’attentato – progettato durante l’esilio volontario a Cipro e poi fallito – contro il dittatore Papadopoulos. A seguito di ciò, viene arrestato e sottoposto a un processo farsa, torturato brutalmente e – dopo aver rifiutato l’offerta di collaborazione propostagli dal governo – condannato a morte. Tuttavia, grazie alle proteste e alle manifestazioni della comunità internazionale, il regime è messo sotto pressione e decide di non eseguire la condanna; Panagulis viene rinchiuso in isolamento nella minuscola cella seminterrata del carcere militare di Boiati, dove subisce le sevizie fisiche e psichiche più crudeli. In quella prigione di due metri per tre scrive le sue poesie più struggenti, sulle pareti, sulla cartavelina – ottenuta in seguito a ripetuti scioperi della fame -, talvolta col suo stesso sangue quando non aveva la penna.
Dopo tentativi di evasione e rifiuti della grazia, gli viene concessa l’amnistia nell’agosto del 1973, dopo cinque anni trascorsi nella “tomba”, come lui stesso chiamava la sua cella bunker. Parte per l’Italia con la compagna dei suoi ultimi anni, la giornalista e intellettuale fiorentina Oriana Fallaci, con la quale trascorre alcuni mesi proprio in Toscana. Nel dicembre di quello stesso anno, Alexandros Panagulis è ospite del Palazzo Medici Riccardi e, all’interno della Sala delle Quattro Stagioni, riceve un premio dall’allora presidente della Provincia di Firenze, Luigi Tassinari.
Nel 1974 cade la Giunta militare in Grecia e vengono indette elezioni democratiche. Panagulis torna, dunque, ad Atene, si candida e viene eletto in Parlamento. Da deputato, seppur isolato, continua la sua lotta contro il potere, denunciando la persistente collusione tra il nuovo governo e il vecchio regime, in particolare nella persona del ministro della Difesa Evangelos Averoff. Alekos ha in mano dei documenti in grado di provare il collaborazionismo di Averoff ed è intenzionato a presentarli in Parlamento. Tuttavia, il 1 maggio del 1976, due giorni prima della presentazione parlamentare, rimane ucciso in un incidente automobilistico, che l’inchiesta ufficiale definirà soltanto come “un errore dello stesso Panagulis, la cui vettura era finita nello scivolo di un’autorimessa”.
Alekos, che non aveva mai trovato grande seguito tra la folla evidentemente annichilita dalla dittatura, diviene con la morte un eroe della resistenza, un simbolo della lotta per tutto il popolo greco. «Zi! Zi! Zi!» (vive! vive! vive!), questo il grido con cui un milione e mezzo di persone salutò Alekos al suo funerale, il 5 maggio del 1976. Un monumento lo ricorda in via Vouliagmenis, il luogo della morte, mentre la tomba si trova attualmente nel cimitero centrale ortodosso di Atene. A Firenze, nel Cimitero degli Allori, accanto a dove sarà poi sepolta Oriana Fallaci nel 2006, si trova un altro cippo commemorativo.
La sua vita e il suo impegno politico sono stati magistralmente raccontati da Oriana Fallaci nel bestseller Un uomo (1979) e nell’intervista pubblicata nella raccolta Intervista con la storia (1974), mentre alcune sue poesie inedite sono state tradotte e pubblicate in calce all’opera postuma della stessa Fallaci Il mio cuore è più stanco della mia voce (2013).

«Io non volevo uccidere un uomo. Io non sono capace di uccidere un uomo. Io volevo uccidere un tiranno». (Fallaci 1974, p. 623)

«Alekos, cosa significa essere un uomo?
Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’àncora. Significa lottare. E vincere.» (Fallaci 1974, p. 653)

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